Tutti i filosofi, gli storici dell’arte e i professori universitari insegnano che in materia di storia dell’arte e, soprattutto, di storia dell’arte contemporanea, il senso non è mai dato, il cerchio non è mai chiuso, l’interpretazione (perché non si può parlare di “spiegazione”) è sempre aperta e mai definitiva.
In letteratura ricordiamo Vladimiro e Estragone, i due protagonisti di Aspettando Godot di Samuel Beckett che ripetono, durante tutta la pièce teatrale:
“Andiamocene”
“Non si può”
“Perché?”
“Aspettiamo Godot”
“Già, è vero”
Ma chi sia Godot non si sa e, alla fine, non arriva mai.
E’ un po’ quello che Clelia La Gioia ha voluto comunicare con la sua personale. Un apparente teatro dell’assurdo che, in realtà, è l’immagine della nostra condizione umana.
Che cosa aspettiamo? Chi ce lo può dire? L’artista non può dare delle risposte e neanche può spiegare ciò che ci offre in immagini o, più precisamente, in emozioni.
Quello che un artista autentico sa fare è guardare e scrutare meglio di noi spettatori, intuire quello che rappresenta la nostra attesa di qualcosa, intuire l’essenza di quel qualcosa e trasmettercene l’idea, la traccia sensibile ed emozionale. Poi siamo noi che dobbiamo interpretare, se vogliamo, e continuare il suo lavoro, ma dimentichiamoci che questo processo sia finito, scordiamoci di giungere ad una spiegazione finale e evitiamo di pronunciare quella frase, irritante tanto per chi fa quanto per chi fruisce l’arte, che spesso viene pronunciata davanti le opere: “ma che cosa significa?”.
Un’opera non significa, un’opera comunica. E la comunicazione è aperta. L’opera stessa, come scriveva Umberto Eco in un celebre saggio, è aperta.
Noi non siamo nessuno per chiuderla, anzi, abbiamo il dovere di arricchirla con le nostre interpretazioni, infinite e aperte a loro volta, se davvero apprezziamo l’arte.
Clelia La Gioia ha voluto esprimere questo processo e farne mostra a chi abbia voglia di aiutarla a completare la sua opera.
Non vi è richiesto niente di particolare. Basta uno sguardo e fate già molto.
Martina Nardacci
Storica dell'arte